AAA, stabilimenti e chioschi in vendita

La crisi non risparmia nemmeno le spiagge. Le cronache delle ultime settimane sono ricche di notizie relative a stabilimenti (più o meno noti) e chioschi messi in vendita dai proprietari che non ce la fanno più a far quadrare i conti che a luglio e agosto generalmente rendono meno, ma che evidentemente non sono più sufficienti se considerati nell'ottica dei dodici mesi.

La normativa sulle spiagge libere

Annunci nei quattro mari
Basta fare un giro sui giornali e sui siti Internet per trovare annunci relativi alle spiagge dell'Adriatico così come del Tirreno, del Mar Ionio, così come di quello Ligure. Chi vende, comunque, sembra consapevole di avere tra le mani un bene raro e raramente è disposto a disfarsene per meno di 70-80mila euro per i lidi e 20-30mila per i chioschi, ma i valori massimi possono arrivare anche a dieci volte queste cifre. Fermo restando che queste richieste andranno poi messe a confronto con l'interesse dei potenziali acquirenti.
I dati che arrivano dal mercato immobiliare, dove nel primo trimestre di quest'anno i prezzi sono scesi mediamente del 9% e lo sconto praticato si aggira ormai intorno al 20%, non giocano dalla parte dei venditori.

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Poca trasparenza
Un altro elemento che colpisce in questi casi è la scarsa informativa a disposizione degli interessati. Quasi mai gli annunci presentano il nome della struttura, al massimo indicano la città o persino la provincia nella quale sono ubicati. Chi vende lo fa essenzialmente per ragioni legate alla crisi, che ha eroso i margini, storicamente molto interessanti, tanto da consentire ad alcuni proprietari da ricavare dalle strutture quanto altri mettono insieme in un intero anno di lavoro. In alcuni casi, poi, incide il cambio generazionale: i più giovani non vedono di buon occhio la prospettiva di proseguire un'attività - spesso tramandatasi da generazioni – che nei mesi clou comporta un impegno non da poco. Infine incide anche un elemento normativo: nel 2015 tutte le concessioni balneari finiranno all'asta, a meno che l'Italia non riesca a convincere l'Unione europea a fare marcia indietro dopo aver disposto la liberalizzazione del settore. Prevedendo un domani più cupo del presente, molti gestori puntano quindi a monetizzare.
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