Cambiare l'alimentazione dell'auto: risparmi e rischi a confronto

Il prezzo della benzina che resta su livelli elevate e le tasche dei consumatori che si prosciugano. E' la situazione con cui si trovano a fare i conti molte famiglie italiane, molte delle quali stanno vagliando la possibilità di convertire l'alimentazione della propria autovettura. Proviamo a vedere quali costi comporta e quali gli eventuali ostacoli.

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Modelli convertibili
In teoria, tutti i modelli alimentati a benzina possono essere convertiti in Gpl o metano (e quelli diesel previa installazione di un apposito impianto di accensione), con l'esclusione di quelli a iniezione diretta. In ogni caso, prima di procedere con una valutazione di costi e benefici, è sempre meglio rivolgersi per una consulenza a un'officina specializzata, che può fornire informazioni alla luce dell'esperienza raccolta sui vari modelli.

Dal blog di 6sicuro: Gpl, quanto si risparmia davvero?

Tempistiche e costi
L'installazione dell'impianto a gas richiede pochi giorni e non pregiudica la possibilità di utilizzare – in caso di necessità – il vecchio carburante: è sufficiente pigiare sul tasto di commutazione che viene collocato sul cruscotto dell'auto. Il costo per l'installazione può oscillare dai 1.200 ai 2.000 euro, ma i risparmi sono consistenti: quasi il 40% per il gpl e intorno al 60% per il metano. Quindi, la convenienza cresce se si percorre un numero maggiore di chilometri. Così come l'ingombro del nuovo impianto perde importanza come criticità nei modelli di auto più grandi e laddove è possibile collocarlo in posizione diversa rispetto al baule. Va poi considerata la presenza di distributori nella zona in cui si vive (quelli di Gpl sono generalmente più numerosi rispetto al metano): se occorre fare un numero elevato di chilometri per rifornire l'auto, il beneficio effettivo può calare. Un'ultima valutazione va fatta per i modelli in garanzia: alcune case automobilistiche la fanno decadere in caso di trasformazione dell'alimentazione, altre invece fissano dei paletti (ad esempio in merito alle officine scelte per la trasformazione). In questi casi, quindi, è meglio informarsi prima presso la casa automobilistica.

La chimera del biodiesel
Qualche tempo fa era molto diffusa un'altra strategia: alimentare le auto a diesel con l'olio di colza. Sul Web e su molti giornali si parlava di risparmi mirabolanti. Se qualche esperienza positiva non è mancata, i danni prodotti al sistema di alimentazione del motore sono stati in tutti gli altri casi prevalenti rispetto al beneficio economico. Tanto da far ritenere che questa soluzione sia percorribile solo per i modelli più vecchi, che si programma di dismettere a breve.
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